Architetto e umanista ( 1404-1472) è il primo a codificare le regole prospettiche. Nel trattato “De Pictura” (1435-1436, stampato nel 1511) definisce le regole della "costruzione legittima" (cioè della proiezione centrale con punto di distanza). Partendo dai concetti brunelleschiani, con un metodo prospettico detto “Costruzione abbreviata”, risolve alcuni problemi pratici, semplificandone il procedimento.
Nella sua opera Alberti suddivide la prospettiva in:
- prospettiva come metodi di rappresentazione
- “perspectiva naturalis” o “communis”, ossia la scienza della visione
- “perspectiva artificialis” o “pingendi”, ossia la scienza della rappresentazione
Il trattato De pictura si apre con una discussione generale dei principi dello scorcio per poi descrivere un metodo per rappresentare in un “piano del dipinto” verticale una serie di quadrati disposti in un “piano del pavimento” orizzontale.
Egli ebbe il merito di introdurre due concetti di base: la convergenza verso un punto di fuga unico di tutte le rette perpendicolari al piano della rappresentazione e la progressiva diminuzione delle dimensioni apparenti degli elementi al crescere della loro distanza, da valutarsi attraverso la costruzione di un punto laterale detto punto di distanza. Il metodo abbreviato forniva un criterio per la costruzione della prospettiva molto efficace e fu utilizzato dagli artisti dell’epoca per mettere in scorcio una pianta quadrettata o per realizzare un vero e proprio reticolo spaziale di riferimento per la realizzazione della prospettiva.

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La teoria prospettica nell’enunciato albertiano è una semplice applicazione alla visione delle leggi della geometria euclidea. Se lo spazio è una forma unitaria od omogenea è anche una forma in cui tutte le parti si distribuiscono simmetricamente rispetto ad una linea mediana o centrica. Ma non si arriva a stabilire questa linea se non in rapporto alla situazione di chi guarda e la cui mente è come un piano su cui si proiettano, tramite gli occhi, le immagini della realtà. Il riguardante vede le linee di profondità convergere in un punto: di tutte queste linee, la mediana (il razzo centrico dell’Alberti) è la perpendicolare al piano ideale su cui si proietta, nella mente, la visione. Possiamo considerare il fascio delle linee convergenti in un punto (punto di fuga) come una piramide, di cui quell’ideale piano di proiezione sia la base e posssiamo immaginare di tagliare la piramide in tanti piani paralleli alla base. Avremo così tante sezioni della “piramide visiva”. I lati della piramide sono triangoli; tagliando i lati parallelamente alla base avremo, come insegna Euclide, tanti triangoli simili i cui lati sono proporzionali. Poiché la piramide è vista in profondità (come guardandovi dentro dalla base, in modo che il suo asse unisca il vertice-punto di fuga-il nostro occhio), il teorema delle proporzioni ci dà la legge matematica del degradare delle grandezze secondo la distanza.Pagine curate da A.Dabusti - M.Lagomarsini