Prospettiva
Voglio rappresentare due palle di dimensioni diverse che sono poste una più lontana dell'altra.
Se faccio il disegno (0)
non riesco a far comprendere quale delle due sia più vicina, e non
riesco nemmeno a far capire che si tratta di due palle invece che di
due dischi.
Se, come in (1), sovrappongo le figure, faccio percepire quale dei due oggetti è più vicino e, più in generale, creo una senzazione di profondità.
In (2)
per creare questa sensazione si è ricorsi a variazioni del colore, per
dare l'illusione di oggetti tridimensionali colpiti dalla luce
proveniente da una particolare sorgente luminosa, e a smorzamenti dei contorni di ciò che si vuol far apparire più lontano.
Un altro metodo per dare idea della profondità è, nel caso di oggetti più o meno della stessa grandezza, diminuire le dimensioni di quelli che si vogliono far sembrare più lontani; questa è la tecnica adottata in (3).
![]() (0) | ![]() (1) | ![]() (2) | ![]() (3) |
| Quest'ultima tecnica, applicata alla rappresentazione di un binario, dà luogo a una figura come (4): il fatto che le traversine debbano apparire man mano più piccole fa sì che i due binari, che sono paralleli, debbano essere rappresentati lungo due direzioni diverse,
ossia con due tratti rettilinei che, prolungati, convergano in un punto
(senza poterlo scavalcare, altrimenti le traversine ricomincerebbero ad
aumentare di dimensione). Questo accorgimento (rappresentare linee parallele che si allontanano facendole convergere in un punto) può essere usato in molte altre situazioni. Ne abbiamo già accennato in un punto precedente
proiezioni |
| Ecco un altro esempio: la rappresentazione di una scatola cubica di materiale trasparente. Gli spigoli a, b, c e d, che - vedi (5)
- sono tra loro paralleli, li rappresento lungo rette che si incontrano
nello stesso punto. Gli spigoli perpendicolari al mio sguardo, che
stanno su rette che non si allontanano, li disegno mantenendoli
paralleli. Gli spigoli verticali, poiché sto guardando dall'alto, li
disegno lungo linee che tendono a convergere, lentamente, in un punto
in basso. In (6) la rappresentazione di un cerchio (potrebbe essere l'orlo di un vaso): lo immagino inscritto in un quadrato, disegno come vedrei il quadrato e, poi, traccio la figura che rappresenta il cerchio (il centro del cerchio non è più al centro, ma è più vicino alla parte più lontana del bordo). |
|
La rappresentazione piana (su un foglio o su altro materiale) di oggetti tridimensionali viene chiamata prospettiva. Qui abbiamo incominciato a considerare alcune tecniche prospettiche.
I punti verso cui tendono a convergere le rappresentazioni di
traiettorie parallele, come il punto P nella figura (5), vengono detti punti di fuga:
sono i punti verso cui si "fugge" se ci si muove lungo queste
traiettorie. In altre parole, il punto di fuga della rappresentazione
di una retta è il limite a cui tende la rappresentazione di un punto che si muove allontanandosi lungo tale retta.
Queste prime tecniche sono sufficienti per affrontare
approssimativamente solo alcuni disegni. Se volessimo realizzare un
disegno come il seguente (una casetta vicina a una linea ferroviaria)
avremmo il problema di dove collocare i diversi punti di fuga
corrispondenti alle diverse direzioni lungo cui sono diposti, per es.,
gli spigoli della casa e del tetto e i binari. Poi ci sarebbero anche
problemi relativi alle dimensioni e alle distanze; ad es. la distanza
tra le traversine, che nella realtà è costante, come farla variare man
mano che ci si allontana lungo i binari?
| (7) |
![]() |
| Affrontiamo una prima questione. Nel disegno i punti di fuga A, B e C sono tutti allineati: stanno su una stessa retta orizzontale. Se casa e binario fossero su una grande pianura, questa linea coinciderebbe con la linea che, ai nostri occhi, separerebbe terra e cielo. È il cosidetto orizzonte. Le figure seguenti ci consentono di capire meglio questo fenomeno. | ![]() |
Voglio disegnare una tovaglia a quadretti con una banda gialla posta su un tavolo quadrato. Per fare il disegno utilizzo una lastra di plastica trasparente collocata verticalmente su uno dei bordi del tavolo e osservo la tovaglia attraverso la lastra con un solo occhio, O, nel modo illustrato sotto a sinistra. Al centro si vede quello che vedo. Con un pennarello traccio ciò che vedo sulla lastra: in pratica la lastra è la finestra da cui guardo la scena, ovvero è il quadro su cui rappresento la scena. Ogni punto tracciato con il pennarello in corrispondenza di un punto della tovaglia non è altro che l'intersezione con la lastra del raggio visivo che congiunge il mio occhio con tale punto: vedi figura a destra, in cui la cosa è evidenziata per i due vertici posteriori del tavolo.
![]() | ![]() | ![]() |
Nella figura sopra al centro è visulizzato anche il fatto che se col pennarello prolungo le immagini dei bordi laterali della tovaglia o di quelli della banda, essi vanno a confluire su punti di fuga che stanno su una linea del quadro (ossia della lastra) che è alla stessa altezza del mio occhio (vedi figura sopra a sinistra). La figura in basso a sinistra spiega questo fenomeno: se un punto si allontana lungo il piano del tavolo, il raggio visivo che collega il mio occhio ad esso tende a diventare orizzontale, e l'intersezione di questo raggio con la lastra tende a stabilizzarsi alla stessa altezza del mio occhio.

Il fenomeno è più generale, come mette in luce la figura sopra a destra: se un punto P si allontana stando su un piano orizzontale (ossia perpendicolare alla finestra attraverso cui guardo la scena e parallelo alla base), alla mia vista esso tende a stabilizzarsi sulla linea individuata sulla finestra dal piano orizzontale π che passa per il mio occhio O. Questa linea è l'orizzonte (relativo a questa finestra e a questa posizione dell'occhio).
| La cosa non accade solo per i piani orizzontali. Se un punto P si allontana lungo un piano α, alla mia vista esso tende a stabilizzarsi sulla linea individuata sulla finestra dal piano π parallelo ad α che passa per il mio occhio O. Tutte le rette che stanno su α (e non sono parallele alla finestra) hanno punti di fuga che stanno su questa linea. |
|
Tornando alla scena con casa e ferrovia, i lati di base della casa e
del tetto, lo spigolo superiore del tetto e i binari hanno punti di
fuga sull'orizzonte. Lo spigolo superiore del tetto sta sull'orizzonte;
ciò significa che l'occhio sta alla stessa altezza del tetto. A, E e D sono punti di fuga di rette che stanno sul piano di una delle facce del tetto; sono allineati, ma non sull'orizzonte in quanto non si tratta di un piano parallelo al piano orizzontale. | ![]() |
Le figure sottostanti, che mostramo dall'alto
la persona che sta osservando la tovaglia, spiegano perchè rette parallele vengono viste confluire nello stesso punto:
a sinistra si vede un punto che si allontana perpendicolarmente alla
finestra e tende, sul quadro, a stabilizzarsi di fronte al mio
occhio; a destra si vede che le rette dirette come i bordi della
banda gialla tendono a confluire tutte in un altro punto
dell'orizzonte, il punto intersecato sul quadro dalla retta passante
per l'occhio e diretta come i bordi della banda.
![]() | ![]() |
Descrivendo le tecniche del disegno spesso si usano notazioni e
denominazioni particolari. Facendo riferimento alle figure sottostanti,
q è il "quadro", V è il "centro di vista" (l'occhio), h è la distanza tra centro di vista e piano orizzontale, f è la "fondamentale" (retta in cui si intersecano piano orizzontale e quadro), O è l'"orizzonte", V0 è il "punto di fuga principale", D1 e D2
sono i "punti di fuga diagonali". Questi ultimi sono i punti verso cui
l'osservatore vede convergere le rette orizzontali inclinate di 45°
rispetto al quadro; sono detti anche "punti di distanza", perché, come
si vede nella figura a destra, la loro distanza da V0
è pari alla distanza dell'osservatore dal quadro; essi, su un quadro,
consentono di valutare la distanza che avrebbe l'osservatore.
Come si modificano le distanze.
Le considerazioni svolte ci aiutano a schizzare facilmente un paesaggio come quello considerato in
figura (7): si traccia una retta e si tracciano in modo che
confluiscano in un punto di essa i due lati di base opposti della casa
e i corrispondenti lati superiori, si fanno confluire in un altro punto
gli altri due lati e …; in un altro punto si fanno confluire i binari;
…. In modo analogo si può realizzare la rappresentazione di un oggetto
astratto, come un cubo.

Utilizzando opportunamente intersezioni
tra rette dirette verso il punto di fuga principale e i punti di fuga
diagonali a cui abbiamo accennato nel punto precedente si può in alcuni
casi anche stabilire con quali distanze tra loro rappresentare su un
quadro i diversi oggetti.
Vediamo, su un esempio, un
metodo più generale. Ad esempio, nel caso sotto raffigurato,
dell'occhio posto a distanza 0.3 (in qualche unità di misura fissata)
dal piano in cui stanno gli oggetti e a distanza 0.8 dal quadro, un
oggetto collocato in A, a una distanza 0.2 dal quadro, a che distanza
dalla base del quadro dovrò rappresentarlo? Ossia, KP quanto vale?
I triangoli HAO e KAP sono simili, per cui KP/KA = HO/HA, ossia KP/0.2 = 0.3/1, ossia KP = 0.3·0.2 = 0.06.
Analogamente B lo rappresento a una distanza KQ dalla
base tale che KQ/KB = HO/HB, ossia KQ/1 = 0.3/1.8, ossia KQ = 0.3/1.8 =
0.166…
L'analisi delle seguente foto, del Loggiato Maggiore del Palazzo Ducale
di Genova, realizzata con una buona macchina fotografica, avvalora il
procedimento descritto nei punti precedenti.
Rette parallele tra loro (e non al quadro) vengono viste
confluire in uno stesso punto: la balaustra e la sua ombra convergono
verso il punto D, le rette che congiungono la base inferiore del blocco
su cui poggia una colonna con la base superiore di quello successivo
convergono verso il punto E, le ombre di pilastrini e colonne
convergono vero il punto A, il lato del porticato perpendicolare a
quello visto in primo piano e la linea perpendicolare alla balaustra
che separa due tipi di pavimentazione convergono verso B, …
Le rette che stanno su piani orizzontali (ombre di
colonne, balaustre, profili del tetto, …) convergono tutti sulla stessa
retta, AD.
Le rette che stanno sul piano delle colonne o su piani ad
esso paralleli (come il lato opposto del porticato) convergono sulla
stessa retta, DF.

Il punto G è quello in cui convergono le rette che congiungono gli elementi reali con le loro ombre: è la posizione del sole. I raggi del sole arrivano sulla terra praticamente paralleli, quindi G è pensabile anche come il punto di fuga di segmenti paralleli diretti come i raggi del sole.
| Si noti che l'analisi geometrico-prospettica della foto consente di capire che la Torre Grimaldina, che si vede sullo sfondo, non ha facce parallele ai lati del loggiato, come potrebbe suggerire una osservazione superficiale della foto soprastante (diversamente da quanto accade con la foto qui a destra). Infatti, altrimenti, il bordo superiore della faccia in primo piano dovrebbe stare su una retta che passa per il punto D. | ![]() |
[clicca sulle immagini per ingrandimenti]

L'ultima cena (Duccio di Boninsegna, 1310 circa)
Prime avvisaglie della prospettiva:
Gli
elementi del cassettone al centro del soffitto hanno un unico punto di
fuga. Gli elementi degli altri cassettoni convergono sull'asse di
simmetria. Altri elementi del dipinto (come le strisce sulla tovaglia,
che sono perpendicolari al quadro come gli elementi del cassettone) non
convergono.

Le
difficoltà a volte vengono superate ricorrendo a "trucchi"
quali coprire con personaggi, vesti o festoni le parti del dipinto in
cui la prospettiva risulta più difficile, come nel caso di questo
dipinto della fine del XIV secolo, in cui il personaggio copre la parte
in cui vanno a confluire le rappresentazioni delle file di piastrelle.

Le nozze di Cana (Il Veronese, 1563)
Sicura padronanza della prospettiva, e suo superamento:
Scelta
consapevole di più punti di fuga (qui ne sono evidenziati alcuni), per
mettere in risalto i diversi elementi e dare più respiro alla scena
(sono compresenti ben 7 punti di vista).
|
Con Picasso e il cubismo viene superato l'obiettivo di rappresentare
illusionisticamente la profondità. La superficie del quadro è uno
spazio in cui viene organizzata una scomposizione/ricostruzione
intellettuale della realtà; entra in gioco anche una quarta dimensione,
mentale (e temporale): le figure non sono rappresentate da un unico
punto di vista, ma contemporaneamente come le si vedrebbero in diverse
posizioni (dell'osservatore e/o dei soggetti), con nasi di profilo su
volti frontali, occhi ad altezze diverse, testa e tronco orientati
diversamente, …. [ipertesto con approfondimenti sulla prospettiva nell'arte] | ![]() Les demoiselles d’Avignon (Picasso, 1907) |
| Il
nostro apparato visivo (occhio+cervello), grazie a forme di
elaborazione in parte congenite e in parte sviluppate attraverso
l'esperienza, è in grado di interpretare come immagine 3D (a 3 dimensioni) l'immagine 2D
(a 2 dimensioni) che arriva sulla retina. Potremmo dire che abbiamo
"incoporato" qualche procedimento matematico che ci consente ciò.
Questo nostro "vedere non solo con gli occhi" è anche uno dei fattori di un particolare tipo di illusioni ottiche, chiamate paradossi della visione. Si consideri ad es. la figura a fianco. È costituita dall'unione di tre parallelogrammi, ma alla nostra vista sembra che il lato più alto del parallelogramma più grande sia più lungo del lato opposto. Ciò accade in quanto il nostro occhio interpreta la figura come l'immagine 2D di un oggetto 3D e quindi tende a percepire il lato "lontano" come più lungo, per compensare l'effetto prospettico, sopra discusso, della riduzione degli oggetti più lontani. | ![]() | |
| Nel caso delle figure a lato tendiamo a parcepirle come rappresentazioni di oggetti tridimensionali a noi noti (un libro aperto, un cubo, delle scale), ma la loro errata prospettiva (lati vicini e lontani sono rappresentati nelle stesse dimensioni) ci crea ambiguità interpretativa, se non un vero e proprio distrurbo fisico: se fissiamo gli oggetti dopo un po' ci appaiono diversi, e poi la nostra impressione cambia ancora. | |
| Non riusciamo a fissare quali componenti sono da intendere in primo piano e quali in secondo. Solo aggiungendo dei colori o dei particolari, come sotto, riusciamo a sciogliere l'ambiguità | ||
![]() | ||
![]() | Anche la figura a destra rappresenta una scala, ma qui l'ambiguità è diversa: non è tra vicino e lontano come accadeva per la scala di sopra (che, a seconda di che cosa si interpretava come "muro", portava a intendere la scala come vista dall'alto o dal basso), ma è legata al fatto che vengono unite due figure che corrispondono a punti di vista diversi: è la vista globale della figura che ci disturba; se ne copriamo la parte superiore o inferiore il conflitto sparisce. | ![]() |
| Qualcosa di simile accade per la figura sopra a sinistra: se mettiamo a fuoco la parte destra della figura vediamo un coniglio; se mettiamo a fuoco quella sinistra vediamo un'anatra. | ||
![]() | Anche
la figura a destra (nota come "triangolo impossibile") ci crea un
distrurbo visivo solo se la guardiamo globalmente, in tutti i suoi
vertici: è l'unione di 3 figure fatte a "7", ma ci richiama l'idea
della rappresentazione piana di un solido che non riusciamo a
interpretare. La figura a sinistra mette in luce altri limiti della nostra intuizione spaziale: due segmenti uguali, formati ciascuno da 4 diagonali di quadretto, a prima vista ci sembrano diversi. | ![]() |
Questo fenomeno in parte può essere interpretato, come si è fatto per la prima figura, in relazione a un tentativo di interpretazione 3D, in parte in relazione ad altri problemi percettivi, legati alla contemporanea presenza di parti di figura disposte diversamente o colorate diversamente, che ci fanno apparire segmenti uguali come diversi, rette parallele come incidenti, line rette come incurvate, rettangoli come figure non rettangolari, esemplificabili con le immagini seguenti (nell'ultima vediamo dei pallini grigi che in realtà non esistono).

| Di questi aspetti non ci occupiamo. Più avanti ci occuperemo invece di alcuni problemi più specifici, come quello illustrato dalla figura a lato. Guardo una figura tracciata sul terreno da una distanza di circa 20 m e da un'altezza iniziale di 2 m. Vicino alla figura è collocato un sistema di "assi" di riferimento, con assi finiti (lunghi 10 m ciascuno). La figura sembra un arco di ellisse. Ma man mano che mi alzo (l'altezza passa da 2 m a 60 m) la figura mi appare come una parabola. È possibile che una parabola venga vista come un'ellisse? |
|
Se stai lavorando da un computer che ha Windows come sistema operativo, puoi usare il programma per rappresentazioni tridimensionali che puoi aprire cliccando QUI
sia per rivedere, in modo operativo, gli argomenti affrontati, sia per
avere un'idea di come si possono realizzare le rappresentazioni
prospettiche al computer (QUI hai un help ed esempi). In alternativa, esercitati QUI (viene aperta una nuova finestra in cui puoi osservare una casetta da diversi punti di vista).